La Bolivia sta attraversando una nuova fase di forte conflittualità sociale e politica. Blocchi stradali, scioperi, scontri con le forze di sicurezza e proteste diffuse sono espressione della crisi economica e dello sfacelo del vecchio Stato. Lo scontro tra “governo” ed “opposizione” è  solo un lato di questa situazione rappresentato dall’acutizzarsi delle contraddizioni interne alla classe dominante.

Le mobilitazioni attuali sono il prodotto  della natura del capitalismo burocratico e della sua crisi. Questa forma di capitalismo arretrato domina, pur in forme diverse, in tutti i paesi dell’America Latina. E’ un tipo di capitalismo subordinato all’imperialismo  che opera al servizio al suo servizio in stretto legame con i monopoli statali, la rendita delle imprese estrattive ed il dominio del semi-feudalesimo nelle campagne. La via dello sviluppo capitalistico-industriale, affermatasi in forme diverse nei paesi europei, nel nord America e in alcune nazioni dell’Asia, è fortemente ostacolata dal dominio dell’imperialismo e dai proprietari terrieri semi-feudali e quindi risulta praticamente impossibile. La stessa cosa avviene nel resto dei paesi oppressi del mondo.

L’ascesa del Movimento per il Socialismo (MAS) guidato da Evo Morales, espressione di una specifica frazione della borghesia burocratica boliviana, radicata nell’apparato statale e nei settori intermedi legati alla gestione della rendita estrattiva, aveva svolto per una certa fase la funzione di stabilizzare il capitalismo burocratico in seguito alle grandi insurrezioni popolari e contadine dei primi anni Duemila. L’integrazione corporativa delle organizzazioni sindacali, contadine e indigene nello Stato aveva momentaneamente contenuto la spinta delle masse ed era parzialmente ricondotto il conflitto sociale entro i limiti dell’ordine esistente.

In questo modo, il MAS era riuscito a costruire una  forma di mediazione politica tra le masse popolari e lo Stato, capitale estrattivo, grandi proprietari terrieri e interessi imperialisti. Tuttavia, la struttura economica del paese era rimasta immutata. In questo senso, il MAS non aveva superato il capitalismo burocratico, ma semplicemente tentato di rafforzarlo e rivitalizzarlo.

La struttura economica boliviana è oggi più che mai caratterizzata anche dal semi-colonialismo. Questo è reso evidente dal livello dalla dipendenza dal settore estrattivo e dai mercati internazionali delle materie prime. Gas, minerali e litio costituiscono un settore portante dell’economia e sono oggetto della competizione tra differenti gruppi della classe dominante e dell’imperialismo internazionale. In particolare l’interesse crescente verso il litio mostra inoltre come la Bolivia resti pienamente succube delle dinamiche della competizione inter-imperialista. Gli interessi degli Stati Uniti, della Cina e di altre potenze imperialiste si riflettono nel diverso posizionamento e nello scontro tra le differenti frazioni delle classi dominanti boliviane.  

Le stesse mobilitazioni popolari vengono  utilizzate come strumenti di pressione all’interno di questo scontro tra fazioni. Ciò rende la situazione particolarmente contraddittoria: da un lato, esiste e si sviluppa un crescente malcontento popolare e movimento popolare, dall’altro, parte delle mobilitazioni rimangono appunto legate allo scontro in atto nella classe dominante. L’esito di tutto questo è rappresentato dal fatto che le mobilitazioni popolari risultano ancora frammentate e prive di una direzione politica rivoluzionaria indipendente.

Una delle principali funzioni del MAS è stato proprio quello di assorbire varie organizzazioni di massa riformiste ed opportuniste dentro l’apparato statale. L’attuale fase caratterizzata dalla fine dei precedenti tentativi di stabilizzare e riformare il capitalismo burocratico si riflette anche nelle divisioni del MAS e nella recente disastrosa sconfitta elettorale del MAS.

La crisi boliviana mostra dunque l’impossibilità di superare la dipendenza e il dominio imperialista attraverso semplici riforme statali o attraverso una diversa amministrazione del capitalismo burocratico. Nello stesso tempo evidenzia l’avanzata della tendenza oggettiva alla rivoluzione ed i progressi, pur tra mille difficoltà causate principalmente dalla presenza e dal ruolo delle forze revisioniste, riformiste ed opportuniste, dello sviluppo delle condizioni soggettive.

La questione centrale diventa allora quella della costruzione di una direzione politica rivoluzionaria dei settori più avanzati  delle masse contadine, proletarie e popolato sulla base del programma della rivoluzione agraria ed antimperialista. In questo senso, la necessità storica che emerge dalle contraddizioni della società boliviana è quella della guerra popolare, di una Rivoluzione di Nuova Democrazia, indirizzata contro l’imperialismo, il capitalismo burocratico ed il semi-feudalesimo.

PER LA DEMOCRAZIA POPOLARE