Quando avviene un fatto come quello accaduto nelle scorse settimane a Vigevano, dobbiamo essere in grado di inquadrarlo ideologicamente e politicamente traendone le necessarie conseguenze pratiche ed organizzative. Il 2 settembre, un giovane di 24 anni originario di El Salvador è stato trovato morto nell’appartamento in cui viveva. Dieci giorni prima era stato vigliaccamente aggredito sul Ponte della Giacchetta, insultato con epiteti omofobi e spinto nel Naviglio Sforzesco. Era riuscito a risalire da solo e aveva raggiunto il pronto soccorso. Non sappiamo ancora perché sia morto, le indagini devono infatti ancora stabilirlo, ma è difficile pensare che tale evento non risulti in relazione con l’aggressione subita il 2 settembre. Comunque, al di là di questo eventuale nesso, la stessa aggressione pare rientrare apertamente in quel clima ideologico e politico fascista e razzista che costituisce un ingrediente di fondo del processo di fascistizzazione in atto. Processo che vede non solo il protagonismo dei partiti fascisti al governo o del partito neo-nazista di Vannacci, ma che ha avuto sino ad oggi il sostegno dei vari partiti reazionari, antipopolari e guerrafondai del cosiddetto “centro-sinistra”. 

Hanno insultato un giovane per il suo orientamento sessuale e lo hanno gettato nel Naviglio. L’omofobia non cade dal cielo. Le idee dominanti si formano dentro la struttura di questo sistema economico e politico decrepito. L’omofobia è dunque contemporaneamente un’idea e una pratica politica. L’omofobia è un’idea perché produce e riproduce concezioni gerarchiche della sessualità, presentando l’omosessualità come deviante. Ed è una pratica politica perché queste concezioni si traducono in pratiche concrete di esclusione, discriminazione, umiliazione e persecuzione.

Emerge anche una seconda questione, il giovane aveva deciso di non sporgere denuncia. Le cronache riferiscono che aveva detto di aver paura. Questa sua decisione sembra dettata dalla percezione di un clima razzista e fascista che finché viene vissuto ed affrontato individualmente induce facilmente stati d’animo di impotenza e vulnerabilità, a maggior ragione considerando che le cosiddette “istituzioni democratiche” sono palesemente implicate in simili eventi, da cui una necessaria e persino “salutare” sfiducia nei confronti di questo Stato reazionario e dei suoi vari partiti di potere.

Se la domanda quindi è: “Perché non ha denunciato?”, la risposta in ultima analisi, al di là della specificità del caso in questione, è quella che porta mediamente centinaia di migliaia di uomini e di donne ogni giorno a non denunciare i soprusi, le minacce, i ricatti, le angherie di cui sono quotidianamente oggetto. Non si tratta certo solo dei membri delle comunità LGBTQ+, ma in generale si tratta degli immigrati contro cui si stanno preparando i nuovi pogrom, degli operai e dei lavoratori sfruttati delle fabbriche e delle campagne assoggettati al fascismo padronale e a quello dei proprietari fondiari, delle donne che preferiscono subire le violenze famigliari piuttosto che correre il rischio di cadere nella marginalità e nell’isolamento sociali o di diventare oggetto di rappresaglie e femminicidi, dei giovani e degli studenti costretti a fornire servizi gratuiti alle imprese dei padroni ed a rischiare di morire per i loro profitti e che sono assoggettati ad una pseudo-cultura irrazionalista, nazionalista e guerrafondaia.  

Il problema dunque risiede nella questione generale dell’organizzazione autonoma delle masse contro le discriminazioni, le prepotenze e la violenza reazionaria, la fascistizzazione dello Stato, il fascismo strisciante nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università e nelle famiglie. 

 

Nella crisi generale dell’imperialismo la classe reazionaria dominante, con le sue varie istituzioni Statali e forze politiche di potere (fasciste e di “centro-sinistra”), cerca di impedire ed ostacolare in tutti i modi la costruzione dal basso di un ordine intellettuale e morale e di un nuovo potere basato, in ultima analisi, sulla forza materiale di un nuovo Stato di democrazia popolare in formazione. 

 

COLLETTIVI DI PER LA DEMOCRAZIA POPOLARE

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