Copertina: Pedro Sánchez incontra Aziz Akhannouch, primo ministro dello Stato marocchino. Fonte: Santos Moura/Reuters.
Pubblichiamo una traduzione non ufficiale di un articolo di Servir al Pueblo.
Il massacro perpetrato dall’imperialismo spagnolo a Ceuta ha portato alla nascita di numerose “teorie” sulla natura dello Stato marocchino e sul suo presunto coinvolgimento nei fatti. Queste teorie hanno occultato il ruolo criminale e dirigente dell’imperialismo spagnolo in questi omicidi, e hanno persino attribuito allo Stato marocchino il carattere di una “potenza” in grado di esercitare pressioni o sfidare lo Stato spagnolo, cosa che, come abbiamo già scritto, non possiede. A questo proposito rimandiamo nuovamente al comunicato diffuso dai Comitati Rivoluzionari, che spiegavano:
«Il Marocco è una semicolonia dell’imperialismo, principalmente di quello statunitense, ma anche di quello spagnolo e francese. Tutta la sua economia è dominata da imprese e capitali di questi paesi. Lo stesso vale per la sua politica: le classi dominanti in Marocco sono la grande borghesia e i proprietari terrieri legati allo Stato e al capitale straniero, e tutte le misure politiche che adottano sono volte a compiacere i loro padroni imperialisti.»
Non spetta a noi analizzare in dettaglio la struttura delle classi sociali del Marocco, il suo attuale contesto politico e i compiti dei rivoluzionari per la sua liberazione dal giogo imperialista; questo spetta ai rivoluzionari che lottano e lotteranno per la costituzione del Partito Comunista di quel paese. Ma il nostro ruolo, in quanto stampa rivoluzionaria, è quello di contribuire a spazzare via, pezzo per pezzo, l’enorme cumulo di spazzatura accumulato dalle idee scioviniste che cercano di nascondere il «nostro» imperialismo.
Come può un rivoluzionario arrivare a concludere che il Marocco è un paese oppresso e che le sue classi dominanti sono lacchè dell’imperialismo, in particolare dell’imperialismo spagnolo? Esaminiamo l’incidenza dei monopoli spagnoli nel paese e la promozione e la difesa dei loro interessi da parte dello Stato spagnolo in Marocco.
I monopoli spagnoli e l’esportazione di capitale finanziario spagnolo in Marocco
Nel 2025 la Spagna aveva 2.508,5 milioni di euro di investimenti in Marocco, che rappresentava la prima destinazione del capitale spagnolo in Africa, pari al 32% dello stock investito nel continente, secondo i dati dell’ICEX (Spagna Esportazioni e Investimenti), che fa parte del Ministero dell’Economia, del Commercio e delle Imprese, e che è quindi una fonte di dati ufficiali riconosciuti dall’imperialismo spagnolo. Nell’ambito di tali investimenti, 669 imprese spagnole detengono almeno il 10% del capitale di un’azienda marocchina, mentre 527 imprese marocchine sono controllate in maggioranza da società spagnole; la Spagna è il terzo investitore straniero, con l’8,6% degli investimenti esteri nel Paese. A sua volta, il commercio bilaterale ammonta a 22.757 milioni di euro nel 2025, con il Marocco che assorbe il 54,9% delle esportazioni spagnole verso l’Africa.
Tra i monopoli particolarmente interessati figura Acciona, che detiene il 50% degli investimenti in un consorzio che costruirà un impianto di desalinizzazione a Casablanca con un investimento superiore a 600 milioni di euro. ArcelorMittal detiene investimenti molto rilevanti nell’industria siderurgica marocchina per le infrastrutture necessarie ai Mondiali di calcio del 2030. Tra il 90 e il 95% della produzione tessile di una città così importante come Tangeri è destinata a Inditex. Si stima che il monopolio spagnolo abbia oltre 90.000 dipendenti nel Paese. D’altra parte, i colossi bancari CaixaBank e Banco Sabadell controllano il flusso finanziario dallo Stato spagnolo verso il Marocco, generato da 15.500 aziende spagnole che esportano in Marocco. Nel consorzio incaricato del progetto del gasdotto Magreb-Europa partecipa il colosso energetico Grupo Gas Natural. Il monopolio ferroviario CAF (Construcciones y Auxiliar de Ferrocarriles S.A.) ha ottenuto nel 2025 l’aggiudicazione di un appalto del valore di 600 milioni per il rinnovamento dei treni interurbani del Paese, ricevendo a tal fine un credito dal governo spagnolo di 750 milioni di euro. Esistono inoltre progetti congiunti come quello di Moeve (precedentemente Cepsa) in associazione con Acciona per la realizzazione di un macroprogetto sulle energie rinnovabili nel Sahara, in collaborazione a sua volta con monopoli statunitensi e tedeschi. I monopoli spagnoli hanno infatti già acquisito terreni per il progetto.
Esistono inoltre investimenti in altri settori che, pur non essendo veri e propri monopoli, rivestono un ruolo di rilievo; ad esempio: la società di trasporti Alsa, che dispone di una flotta di 1.745 autobus in Marocco ed è presente nelle principali città del Paese. Nel settore agroalimentare, numerose aziende vantano una presenza significativa, con imprese di una certa dimensione che detengono partecipazioni in filiali marocchine, come Borges o Ebro Foods.
Un esempio perfetto del capitalismo burocratico che opera in Marocco è il Primo Ministro marocchino, Aziz Akhannouch, con un patrimonio stimato in 1.600 milioni di dollari, che si arricchisce personalmente grazie alle imprese statali che coprono e facilitano il saccheggio imperialista nel Paese. Trae profitto anche da altri progetti legati a diverse potenze imperialiste e all’unica superpotenza egemonica, l’imperialismo yankee. Per quanto riguarda l’imperialismo spagnolo, è coinvolto nell’investimento nell’impianto di desalinizzazione sopra menzionato e sua moglie è la massima responsabile dell’Aksal Group, marchio dominante in Marocco nel settore dei prodotti di lusso, che possiede franchising di diversi marchi, tra cui Zara, con un fatturato di 514 milioni di dollari all’anno.
Il governo marocchino segue i disegni dei suoi padroni imperialisti, e questi ultimi lo proteggono
Contrariamente a quanto sostengono le teorie scioviniste, anche da parte di presunti analisti e organizzazioni di «sinistra», il governo marocchino non esercita pressioni sul governo spagnolo, ma assistiamo piuttosto a una continua messinscena che maschera la realtà: il governo marocchino segue gli ordini e serve fedelmente i propri padroni imperialisti, tra cui l’imperialismo spagnolo. A sua volta, quest’ultimo fa il possibile per stabilizzare e proteggere le classi dominanti marocchine per continuare a saccheggiare il Paese.
I rapporti in materia di sicurezza tra le forze repressive spagnole e quelle marocchine sono ben noti. Recentemente c’è stata una grande operazione di sicurezza contro il traffico di droga (nota come Operazione Sombra Negra) che è stata condotta in stretta collaborazione tra i servizi segreti di entrambi i paesi. Un’operazione come questa è significativa perché mostra il ruolo delle forze repressive marocchine e come queste possano seguire gli ordini dell’imperialismo spagnolo e fornire informazioni rilevanti. Come sottolineano i media borghesi: «L’operazione è stata possibile perché la DGSN [servizio segreto marocchino] in Marocco ha svolto un lavoro molto importante nell’identificare le rotte marittime, i luoghi di coordinamento e i punti in cui le navi da carico si collegavano con i veicoli più piccoli.» A loro volta, operazioni di questo tipo dimostrano la capacità dei servizi repressivi marocchini, che hanno agito anche in coordinamento con altri paesi e in stretto legame con l’Unione Europea. Questo è solo un esempio, ma vi sono molteplici casi e riferimenti nei media borghesi e nei think tank riguardo alla stretta coordinazione esistente tra i due paesi in materia di «antiterrorismo», nonché alla collaborazione tra i servizi di polizia di entrambi i paesi e alle operazioni congiunte condotte da oltre un decennio, compreso lo smantellamento di reti di reclutamento e l’identificazione di potenziali minacce. Ciò protegge non solo lo Stato spagnolo da possibili ricadute della guerra sul proprio territorio, provenienti da paesi oppressi, principalmente del Medio Oriente e dell’Africa, ma tutela anche la stabilità delle classi dominanti marocchine di fronte a possibili insurrezioni interne. A sua volta, in prospettiva, rappresenta una rete di collaborazione in vista di futuri movimenti insurrezionali di altro tipo e di forze antimperialiste e rivoluzionarie.
Esaminiamo l’operato del governo marocchino in alcuni esempi recenti: il 24 giugno 2022 si è verificato il massacro di Melilla, dove, secondo stime recenti, 37 persone sono state uccise, 76 sono scomparse e quasi 500 sono state rimpatriate d’urgenza in Marocco, senza alcuna garanzia. In un precedente articolo abbiamo riferito che: «Ci sono molti crimini dell’imperialismo spagnolo che non sono stati trasmessi in televisione, che sono silenziosi. Per non andare oltre, più di 5.000 migranti africani sono morti nel 2024 nel tentativo di raggiungere le coste spagnole.» In questo caso, il controllo politico della situazione, com’era inevitabile, è stato esercitato dallo Stato spagnolo. D’altra parte, lo Stato marocchino ha collaborato con le sue forze repressive assassine a fianco di quelle spagnole, provocando direttamente il massacro. Anche agenzie europee come Frontex hanno valorizzato il ruolo del Marocco come «partner strategico fondamentale» in materia di sicurezza e gestione dei flussi migratori, sottolineando che «la diminuzione dei flussi migratori irregolari verso l’Europa attraverso l’Africa occidentale sarebbe legata, secondo la loro analisi, agli sforzi profusi in materia di controllo delle frontiere e smantellamento delle reti criminali». In altre parole, come parte della repressione, del controllo e della criminalizzazione dei migranti, come parte della svalutazione della loro forza lavoro, fondamentale per applicare contro di loro il più crudo sovrasfruttamento in territorio spagnolo (e di altri paesi europei).
In altre parole, dietro il presunto scandalo diplomatico e le dichiarazioni contrastanti, si vede che la «polemica» sulla gestione del massacro di Ceuta è solo fumo negli occhi, una messinscena, poiché le classi dominanti marocchine, come è stato riconosciuto dalle istituzioni spagnole, europee e dagli apparati repressivi, sono fedeli servitrici dell’imperialismo, compreso quello spagnolo.
Anche il massacro di Ceuta ne offre una chiara dimostrazione. La Delegazione del Governo ha sottolineato di recente che l’operato marocchino è stato un fattore determinante per «prevenire possibili avvicinamenti lungo tutto il perimetro, non solo a Melilla, ma anche a Ceuta». Le forze repressive marocchine non solo hanno respinto centinaia di migranti, ma a quanto pare hanno anche allontanato numerosi giornalisti dalla zona per evitare ulteriori polemiche. Polemiche che danneggerebbero molto di più la reputazione del padrone che quella del servitore, motivo per cui ciò tutela principalmente lo Stato spagnolo. Lo schieramento marocchino è massiccio e comprende dispiegamenti militari e di polizia, sia in mare che a terra, tra cui motoscafi e pattugliatori che perlustrano continuamente le spiagge vicine a Ceuta, distruggono accampamenti provvisori, rimuovono attrezzi che potrebbero essere utilizzati per superare le recinzioni e prendono posizione sulle colline vicine alla città autonoma. Si registra inoltre un rafforzamento della sicurezza a Melilla.
Se il Marocco ha sferrato un’operazione di destabilizzazione del governo o sta conducendo operazioni di guerra ibrida o simili assurdità, perché continua a frenare i flussi migratori e accetta di buon grado tutti i rimpatri immediati dei migranti? Se vuole provocare una crisi all’interno del governo spagnolo, non sarebbe più efficace cercare di sottolineare (correttamente) che è illegale effettuare rimpatri immediati? Non sarebbe più efficace continuare a lasciar passare i flussi migratori e lasciare che lo Stato spagnolo agisca, portando a una risposta più violenta e mediatizzata della sua repressione contro nuove ondate di migranti giunti a Ceuta?
In questo modo, assistiamo a un caso analogo a quello di tanti altri imperialisti con i loro lacchè. Per fare un paragone, consideriamo il caso della superpotenza imperialista yankee e dello Stato di Israele: un paese armato, protetto diplomaticamente, che segue gli ordini dei suoi padroni, nonostante i presunti «disaccordi» che alcuni media adoperano tra Netanyahu e i suoi padroni yankee. In questo caso assistiamo a qualcosa di simile: a volte possono esserci disaccordi superficiali, o persino mosse di facciata da parte del governo spagnolo, come quando ha accolto Brahim Ghali, leader del Fronte Polisario, per fornirgli assistenza medica a La Rioja durante la crisi del COVID-19. Ma la cosa principale è che, come abbiamo visto, gli investimenti dell’imperialismo spagnolo crescono nel Paese; che le forze repressive marocchine servono gli interessi dell’imperialismo spagnolo, lo hanno già fatto nel massacro di Melilla e lo stanno facendo con disciplina nel massacro di Ceuta e nelle settimane successive ad esso. Allo stesso modo, esiste una stretta collaborazione in materia di «intelligence» e «difesa» per reprimere tentativi sovversivi di vario tipo, che potrebbero minare la stabilità dello Stato spagnolo e di quello marocchino.
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Continua nella parte II, su come l’occupazione del Sahara Occidentale avvenga a vantaggio dei padroni imperialisti.