È passato quasi in sordina il decreto con cui la ministra del Lavoro Marina Calderone ha abbassato gli importi erogati dal Fondo di sostegno per le famiglie delle vittime di gravi infortuni sul lavoro*. Un attacco, l’ennesimo da parte del governo fascista in carica, alle masse popolari, le quali si vedranno liquidare meno soldi nel malaugurato caso che uno dei membri del nucleo famigliare dovesse perdere la vita sul posto di lavoro; tutto ciò diventa grottesco considerando l’alto numero di morti sul posto di lavoro che si registrano nel bel paese. Sono 264 le vittime rilevate da gennaio ad aprile, di cui 207 in occasione di lavoro e 57 quelle in itinere, con una media di oltre 66 decessi al mese e più di 15 alla settimana (fonte INAIL). Inoltre se si considerano gli anni precedenti, i fondi stanziati erano più alti (5,5 milioni di euro per quest’anno, mentre erano 9,8 milioni di euro nel 2022, 8,4 milioni di euro nel 2021, e 6,9 milioni nel 2020. Erano stati di meno solo nel 2019, con 4,5 milioni di euro).

In un contesto simile, le varie organizzazioni sindacali alternative si limitano tutt’al più a qualche slogan di protesta. Tutto questo dipende in buona parte dal fatto che ci si rifiuta di riconoscere nel governo attuale in carica un salto qualitativo verso la fascistizzazione dello Stato. Tutto ciò porta all’immobilismo, figlio di una concezione viziata dall’economicismo.

Il sindacalismo di base in questo contesto non può mettere in campo alternative adeguate proprio perché condizionato da visioni sbagliate. Solo la costruzione di un fronte popolare può realmente pensare di opporsi anche a misure di questo genere.

 

*https://www.fanpage.it/politica/il-governo-meloni-ha-tagliato-i-fondi-per-le-famiglie-dei-morti-sul-lavoro/