Lo Stato italiano sta rafforzando le proprie capacità militari, mantiene truppe in diversi teatri di guerra e sostiene l’espansione della propria industria bellica. Tutto questo grava sempre più pesantemente sulle condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari, in particolare di quelle del Meridione e delle Isole storicamente soggette ad un dominio di tipo semi-coloniale.
L’inaudito incremento delle spese militari, la proliferazione delle imprese all’estero ed il volto sempre più nazionalista e militaresco mostrato sul piano interno e fatto valere persino nei programmi d’insegnamento, è funzionale al sostegno degli interessi della proiezione dell’imperialismo italiano all’estero e dell’accentuazione della militarizzazione, della repressione e dello sfruttamento delle masse popolari su scala interna.
Nel 2026 il Parlamento ha autorizzato ufficialmente l’impiego nei diversi teatri operativi di ben 11.642 militari italiani, con una presenza media prevista di 7.459 unità. Le missioni guerrafondaie all’estero e gli impieghi di risorse di vario tipo ad esse connessi impiegano complessivamente circa 1,8 miliardi di euro. La presenza italiana va dal fianco orientale della NATO al Libano, dall’Iraq al Mediterraneo, dal Mar Rosso al Corno d’Africa e all’Africa Occidentale. L’Italia mantiene così forze militari in aree relative all’Africa, ai Balcani ed all’Europa Orientale di decisiva rilevanza strategica per i propri interessi espansionistici.
La presenza militare italiana all’estero viene da lontano. Per limitarci al secondo dopoguerra, l’Italia ha continuato a intervenire fuori dai propri confini nazionali, cercando di mantenere una presenza nonostante i limiti economici, industriali ed alcuni vincoli di carattere politico-militare. Un successivo passaggio di particolare rilevanza è stato quello della ristrutturazione dell’Esercito avviata nel 1975 sotto il generale Andrea Cucino. L’Esercito venne quindi riorganizzato, acquisendo maggiore mobilità, flessibilità e rapidità d’impiego delle forze. Negli stessi anni furono avviati programmi di ammodernamento delle Forze armate e di potenziamento dei mezzi e delle capacità operative. Nei decenni successivi la prassi dell’intervento al di fuori dei confini nazionali è diventata una costante della politica militare italiana.
La diffusione, per quanto marginale in rapporto ai principali paesi imperialisti europei, degli investimenti finanziari all’estero e della presenza di gruppi monopolistici italiani sui mercati relativi alle aree di interesse strategico ha seguito questa politica interventista e guerrafondaia. Dove sono potenzialmente presenti interessi economici, energetici e commerciali interviene lo Stato italiano cercando di aprire la strada a tali interessi con strumenti politici, diplomatici e militari. Ovviamente questo paradosso per cui lo Stato italiano apre la strada agli interessi economici e finanziari dell’imperialismo italiano invece della consueta dinamica che parte dalla penetrazione economica, è dovuto al carattere marginale dell’imperialismo italiano.
Imperialismo a cui gli USA e le altre potenze occidentali garantiscono effettivi spazi di manovra, ma in ambiti abbastanza circoscritti. Il tutto in cambio di misure di sudditanza politica, militare e diplomatica, ovviamente gravanti sul proletariato e sulle masse popolari dell’intero paese anche se, in particolare, nel Meridione e nelle Isole, e sui relativi diritti all’autodeterminazione e all’indipendenza in materia di sovranità politica e di scelta relativa alla collocazione e all’impiego delle strutture militari.
In Africa il recente Piano Mattei cerca di concretizzare uno spazio per la politica economica ed energetica italiana. L’acquisizione di relative posizioni nei settori dell’energia, infrastrutture, agricoltura, acqua, industria, si accompagnano all’impiego di capitali e strumenti finanziari pubblici accentuando così il peso che le politiche di riarmo fanno ricadere sulle condizioni delle masse popolari.
Anche nell’area che collega Mediterraneo, Mar Rosso, Golfo e Oceano Indiano, la presenza italiana si affaccia nel tentativo di garantirsi un po’ di voce in capitolo nella questione del controllo delle rotte marittime. L’imperialismo italiano ha un suo specifico interesse al fatto che gli USA e le altre potenze europee riescano ad assoggettarsi pienamente tali rotte oggi ovviamente oggetto delle rivendicazioni di una serie di popoli oppressi della regione. L’Italia imperialista è infatti notoriamente un’economia dipendente dal commercio internazionale e dalle importazioni di energia e materie prime.
La guerra inter-imperialista in corso in Ucraina, in quanto rappresentativa di una fase iniziale della terza guerra mondiale, ha imposto alle borghesie imperialiste europee un nuovo ritmo accelerato nel campo del riarmo, dell’integrazione delle industrie militari e della ricerca della riconversione in chiave bellica di un’industria sempre più in crisi. La guerra modifica i vecchi equilibri militari e anche quelli industriali. Nel rapporto tra Stato, industria e riarmo emerge con sempre maggiore evidenza il ruolo di Leonardo e Fincantieri. Quest’ultima ha chiuso il 2025 con 20,3 miliardi di nuovi ordini e un carico di lavoro complessivo di 63,2 miliardi, con visibilità sulle consegne fino al 2037. Leonardo opera attraverso partecipazioni e collaborazioni internazionali nei settori dell’aerospazio, della difesa e della sicurezza.
A questo si aggiungono gli strumenti finanziari dello Stato. Per es. SACE, controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, sostiene l’attività delle imprese italiane all’estero. Alla fine del 2025 il suo portafoglio di operazioni assicurate e investimenti garantiti ammontava a circa 290 miliardi di euro, mentre nel solo 2025 il Gruppo di servizi finanziari e assicurativi ha mobilitato oltre 66 miliardi a sostegno dell’export, dell’attività internazionale delle imprese e di operazioni strategiche. Il sostegno riguarda anche i più grandi gruppi italiani.
L’Italia tuttavia non dispone della stessa capacità finanziaria delle principali potenze imperialiste, né tantomeno della capacità di spesa per il riarmo.
Pur occupando una posizione marginale e semi-dipendente dagli Stati Uniti e dalla Germania, questo non ne cancella affatto la spinta a partecipare sempre più attivamente al conflitto inter-imperialistico. Le alleanze e le strutture sovranazionali diventano quindi essenziali per l’Italia. La NATO permette all’Italia di operare insieme a potenze militari molto più forti; l’Unione Europea offre un mercato, strumenti finanziari e programmi industriali; le grandi imprese italiane partecipano a programmi nei quali collaborano con gruppi francesi, tedeschi, britannici, statunitensi e di altri Paesi.
La guerra in Ucraina è una delle manifestazioni più evidenti della crescente conflittualità tra diversi paesi imperialisti. Gli Stati Uniti mantengono una posizione centrale e rimangono la principale superpotenza, mentre la crescita economica, tecnologica e militare della Cina e il peso militare e politico della Russia modificano i rapporti di forza internazionali. La Russia è direttamente coinvolta nella guerra in Ucraina, mentre la Cina ha sviluppato una capacità economica, tecnologica e militare di scala mondiale e una crescente presenza internazionale. In questo mutamento, gli Stati rafforzano le proprie capacità militari e industriali per prepararsi alle prossime fasi della guerra mondiale per la ripartizione del mondo. La corsa al riarmo europeo si sviluppa dentro questo processo. Per l’Italia si pone quindi la necessità di rafforzare la propria presenza internazionale pur disponendo di risorse economiche, finanziarie e militari inferiori a quelle delle principali potenze.
Il rafforzamento delle capacità militari richiede nuove risorse, infrastrutture, tecnologie e personale. Il problema degli organici è tornato così al centro del dibattito. La leva obbligatoria è stata sospesa dal 1° gennaio 2005, senza modificare l’articolo 52 della Costituzione. La legge n. 226 del 2024 ha disposto la sospensione delle chiamate e previsto, nei casi stabiliti dalla normativa, la possibilità di ripristinare il servizio di leva. Il sistema di reclutamento è stato trasformato in un modello professionale. Negli ultimi anni è tornata l’ipotesi della reintroduzione del servizio militare e della sua nuova riorganizzazione in sintonia con il corpo già strutturato delle forze armate professionali. Già nel 2024 era stata presentata alla Camera una proposta di legge per l’istituzione del servizio militare e civile universale territoriale, mentre è prevista un’ulteriore riserva ausiliaria di 10.000 volontari.
La preparazione militare coinvolge industria, energia, trasporti, comunicazioni, ricerca, infrastrutture e capacità produttiva.
Il crescente coinvolgimento dell’apparato economico, delle strutture statali e della società nella preparazione militare si lega alla militarizzazione dello Stato e al più generale processo di fascistizzazione. La trasformazione delle Forze armate, sviluppatasi nei decenni attraverso l’aumento della capacità di intervento all’estero, trova oggi una nuova accelerazione. L’aumento delle spese militari, la modernizzazione degli armamenti, la crescita dell’industria bellica e le discussioni sulla riserva e sul reclutamento fanno parte di questo processo. La corsa al riarmo rafforza le Forze armate, l’industria bellica e gli strumenti attraverso i quali lo Stato sostiene la presenza italiana all’estero, mentre i costi economici e sociali della preparazione alla guerra ricadono sulle masse popolari.
La guerra, il riarmo e la militarizzazione dello Stato gravano sulle condizioni di vita e di lavoro e sui diritti democratici e sindacali della classe operaia e delle masse popolari. L’aumento della spesa militare, della presenza italiana nei diversi teatri internazionali e del ruolo delle Forze armate nello Stato e nella società rafforza questo processo. La lotta contro il fascismo e quella contro l’imperialismo vengono così a intrecciarsi sempre più strettamente, ponendo sul terreno politico la necessità della ricostruzione del partito comunista e di una nuova Resistenza e della costruzione di uno Stato Democratico Popolare e Antifascista indirizzato verso il socialismo.
Fonti:
Ministero della Difesa – Documenti di programmazione; Ministero della Difesa – Lo Strumento Militare; Ministero della Difesa – Report Difesa 2025 / Bilancio della Difesa 2026; Senato della Repubblica – Missioni internazionali 2026; Ministero della Difesa – Modifiche alla legge sulle missioni internazionali; SIPRI – Trends in World Military Expenditure 2025; SIPRI – Military Expenditure Database; Fincantieri – Approvazione Bilancio Consolidato 2025; Leonardo – Integrated Report 2025; SACE – Risultati 2025; Ministero degli Affari Esteri – Piano Mattei e sostegno finanziario alle imprese italiane in Africa; Ministero degli Affari Esteri – Africa / Piano Mattei; UNCTAD – Annex table 4: FDI outward stock, by region and economy, 1990–2025; Normattiva – Legge 23 agosto 2004, n. 226; Camera dei deputati – C. 1873; Camera dei deputati – Documentazione sulla riserva ausiliaria dello Stato
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