Il recente episodio avvenuto a Ceuta, una delle poche colonie ancora mantenute dallo Stato imperialista spagnolo, ha risollevato la questione delle presunte contraddizioni dell’opportunismo socialfascista. In particolare rispetto al rapporto di scontro apparente e collusione nei fatti con i governi di paesi semicoloniali ed a capitalismo burocratico come il Marocco.
Giovedì scorso decine di migliaia migranti, con l’ennesimo elevato costo in termini di vite umane, hanno cercato di superare i confini che delimitano il territorio tra il Regno del Marocco e la colonia spagnola di Ceuta, che si estendono per più di 8 chilometri rispetto ad un territorio di 18,5 km2 caratterizzati da una massiccia militarizzazione; volta chiaramente ad impedire l’accesso alle masse popolari marocchine che, spinte dalla perenne condizione di immiserimento e di supersfruttamento a cui sono ridotte dallo sfruttamento imperialista spalleggiato dal capitalismo burocratico, cercano periodicamente di attraversarne i confini con la speranza di poter venire accolti per poter poi arrivare da lì in “Europa”.
Il caos politico e mediatico sollevato ad arte dopo questo evento, durato tra l’altro relativamente poco, poiché la quasi totalità dei migranti che avevano attraversato i confini sono stati subito costretti a rientrare in Marocco, ha avuto una sua continuazione nel susseguirsi di accuse tra varie forze e partiti di governo. Il dibattito sul fatto che questo evento sia stato eventualmente favorito dal Marocco, dagli USA o addirittura dallo Stato sionista, non è di nessuna rilevanza per gli antimperialisti, che anzi devono denunciarlo come manifestazione di posizioni reazionarie e rosso-brune. Ciò che conta è, in primo luogo, denunciare il ruolo del governo opportunista spagnolo e, in secondo luogo, alla luce della contraddizione principale tra imperialismo e popoli oppressi, sostenere le masse popolari del Marocco contro il capitalismo burocratico e l’imperialismo e, insieme, il diritto del popolo sahrawi alla guerra di liberazione nazionale contro il regime monarco-fascista marocchino per il raggiungimento dell’indipendenza nazionale.
La questione del Sahara Occidentale, spesso dimenticata negli ambienti, reali o presunti, del movimento antimperialista del nostro paese, è di primaria importanza, perché al suo interno sono cristallizzate molte delle contraddizioni del dominio imperialista nei territori governati dallo Stato marocchino. Nel problema della “crisi migratoria” in Marocco gioca un ruolo anche la questione dell’oppressione del popolo sahrawi promossa da quello stesso Stato fantoccio degli imperialisti USA. Negli ultimi anni, in particolare a partire dal primo mandato dell’ultrareazionario Trump, il Marocco ha ottenuto un sostegno più aperto ai suoi progetti di annessione del territorio sahrawi. Nel 2020, l’imperialismo USA riconobbe formalmente la sovranità del Marocco sul Sahara Occidentale in cambio della normalizzazione dei rapporti con l’entità sionista. Il governo reazionario marocchino ha infatti pugnalato apertamente alle spalle la causa palestinese, dopo decenni passati a sabotarla segretamente, e questo non ha fatto altro che confermare il suo ruolo di semicolonia sottomessa principalmente agli interessi degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, consapevole dell’impopolarità del colonialismo e del crescente sentimento antimperialista che anima le masse popolari di tutto il mondo, a cui si aggiunge il fatto che oggi risulta estremamente dispendioso mantenere un’occupazione diretta delle nazioni oppresse, il governo monarchico-fascista propone oggi una sorta di autonomia. Si tratta di un’autonomia fasulla, paragonabile alla farsa dei “due stati” in Palestina o ai vecchi progetti dell’imperialismo francese per mantenere il suo dominio in Algeria all’epoca della guerra di liberazione nazionale. Questo progetto è ovviamente spalleggiato dall’ONU e da altri enti internazionali che servono gli interessi del capitale finanziario.
Un approccio corretto alla questione del Sahara Occidentale implica necessariamente riconoscere la natura dell’occupante marocchino, quali classi sono al potere e quali potenze servono. Come già accennato, il regime monarchico è al servizio dell’imperialismo USA e costituisce una sua semicolonia. Questo non impedisce, ovviamente, rapporti molto stretti con varie potenze imperialiste europee. La sottomissione all’imperialismo ha portato allo sviluppo di un capitalismo burocratico funzionale agli interessi delle potenze straniere, e la stessa impresa coloniale portata avanti nel Sahara Occidentale serve gli interessi del capitale finanziario straniero. La monarchia marocchina non è altro che la specifica forma assunta dal dominio della borghesia burocratico-compradora nel paese. È risaputo che la penetrazione imperialista è sempre accompagnata dal mantenimento dei rapporti precapitalistici e della conseguente sovrastruttura reazionaria, in questo caso rappresentata dal regime monarchico. Un ruolo peculiare in questa situazione è svolto dall’imperialismo spagnolo, presieduto dal governo del socialfascista Pedro Sánchez, che salvaguardia i suoi domini coloniali inviando l’esercito per reprimere le aspirazioni ad una vita migliore dei migranti e che nonostante una retorica apparentemente favorevole ai diritti del popolo sahrawi, ha espresso apertamente nel 2022 il suo sostegno al piano di “pace” promosso dal Marocco.
Anche se la Spagna non sostiene formalmente la sovranità marocchina per mantenere la sua faccia di paese “progressista”, appoggia di fatto una proposta promossa dalla stessa entità che opprime il popolo sahrawi! Di nuovo, si sprecano i paragoni con l’appoggio alla falsa “autorità nazionale palestinese”. È utile ricordare che il “voltafaccia” ufficiale del governo opportunista spagnolo sul Sahara Occidentale avvenne proprio dopo l’ultima “crisi migratoria” a Ceuta, verificatasi nel 2021.
Del resto, gli interessi economici del capitale finanziario europeo nel Sahara Occidentale sono numerosi, a partire dallo sfruttamento selvaggio delle sue coste per la pesca intensiva, passando per le energie rinnovabili e l’estrazione di fosfati per la produzione di fertilizzanti.
Con l’avanzata del fascismo aumenta inoltre la necessità dei governi imperialisti di potersi affidare a governi collaborazionisti come quello marocchino per promuovere la deportazione di massa di migliaia di persone, come dimostrato dalle recenti dichiarazioni del governo italiano seguite alla sospensione temporanea del trattato di Schengen con la Spagna. Tra l’altro, come riportato dal Fatto Quotidiano in un articolo del 2 agosto, l’Italia è il primo venditore di armi al Marocco dell’Unione Europea. Anche questi “affari” si inseriscono nella logica per cui bisogna rafforzare gli apparati repressivi dei governi reazionari nei paesi a capitalismo burocratico, così da permettere il “mantenimento dell’ordine” e la repressione della lotta delle masse.
I crescenti tentativi di passivizzazione del movimento nazionale sahrawi necessitano un’intensificazione dell’appoggio alla sua resistenza, una resistenza rivolta al capitalismo burocratico rappresentato dal governo monarco-fascista, all’imperialismo e a tutto il blocco semifeudale che si riproduce con il fine di facilitare il dominio imperialista. Per gli antimperialisti risulta quindi importante lottare contro la collaborazione dell’imperialismo italiano con il Marocco ed appoggiare il popolo sahrawi, ciò significa sostenere che l’intero territorio del Sahara Occidentale deve essere un paese indipendente e ribadire che qualsiasi proposta di “autonomia” è nel migliore dei casi ingenua e nel peggiore parte di un piano consapevole per schiacciare le rivendicazioni del popolo sahrawi.
Collettivi di Per La Democrazia Popolare