La principale caratteristica del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza [PNRR], e non solo per quanto attiene all’Italia, è la sua rispondenza alle necessità di un’economia di guerra. Intendendo con tale termine un insieme di politiche sociali, economiche ed industriali-militari finalizzate alla preparazione della società alla conduzione ed alla gestione di una guerra inter-imperialista di lunga durata. Guerra che orma, coni il conflitto in atto in Ucraina, che vede la contrapposizione diretta tra l’imperialismo occidentale e quello russo con il progressivo coinvolgimento del socialimperialismo cinese, si sta evidenziando come una guerra di logoramento e di posizione con tratti rilevanti di affinità con la prima guerra mondiale.

Il PNRR si propone di determinare, sul piano degli investimenti, delle sovvenzioni e dei contributi, le condizioni per una maggiore coesione sociale all’interno della stessa borghesia, cercando di rispondere agli interessi e alle pretese di imprese, rendite e vasti strati di borghesia privilegiata incarognita dalla crisi economica. Questo mentre contemporaneamente crescono le spese per la guerra, si abbattono sempre più le condizioni di vita e di lavoro delle larghe masse, si distruggono i servizi pubblici di interesse sociale, si deliberano per es., risarcimenti irrisori per i piccoli agricoltori emiliani pesantemente colpiti dall’inondazione e si lasciano programmaticamente correre i prezzi che erodono ulteriormente i redditi dei lavoratori ed i magri introiti di vasti settori sfruttati della piccola-borghesia.

Nello stesso tempo il PNRR si propone l’accelerazione di processi di ridefinizione in senso autoritario, meritocratico e corporativo di istituzioni e servizi, rafforzando la tendenza al ridimensionamento di servizi di primario interesse pubblico ed accentuando la formazione di una gerarchia da caserma nei vari ambiti del mondo del lavoro, con conseguente accentuazione delle dinamiche individualistiche e concorrenziali tra i diversi lavoratori dipendenti.

Da questo punto di vista, il PNRR va di pari passo con la crescente regressione politica volta al drastico rafforzamento degli esecutivi, all’immissione massiccia dei cosiddetti esperti nelle istituzioni del paese ed alla definitiva riduzione del parlamento e del sistema demo-liberale ad una rappresentazione farsesca della vita politica.

Il PNRR dimostra sempre più la sua natura al servizio della guerra nel momento in cui sta diventando evidente che i fondi verranno anche ampiamente impiegati per la partecipazione alla guerra inter-imperialista in corso in Ucraina, che lentamente ma inarrestabilmente continua ad approfondirsi e a richiedere e a impiegare risorse belliche. Analogamente, fondi del PNRR vengono impiegati in misura crescente per grandi opere connesse alla rete dei corridoi europei, la TEN-T (Trans European Network-Transport), che mira a sviluppare e consolidare un’ampia rete europea dei trasporti (stradali, ferroviari, navali, portuali, aeroportuali), con l’obiettivo di collegare i territori, rimuovere i “colli di bottiglia” ed eliminare le barriere tecniche al transito delle merci e, manifestamente, ora di quelle relative alle produzioni di guerra.

La rete dei corridoi europei TEN-T è stata progettata e via via posta in attuazione a partire dal 1993 sulla base del Titolo XVI del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea. La maggior parte dei corridoi è rivolta ad Est in direzione dei paesi dell’ex-URSS e della stessa Russia.

La Rete TEN-T, come unanimemente riconosciuto, è un’ opera di carattere economico, politico e militare di decisiva rilevanza per l’espansione dell’imperialismo occidentale verso l’Europa dell’Est. Sono ormai decenni che la crisi generale del capitalismo spinge lo schieramento occidentale da un lato e quello orientale dall’altro (Russia e Cina in testa) a politiche espansionistiche volte al controllo sul piano strategico dell’intero pianeta. Queste politiche sono alla base dell’inizio della terza guerra mondiale nelle forme con cui sta avvenendo in Ucraina.

L’Ucraina è stata da vari anni inserita nella rete transeuropea Ten-T, nonostante la non appartenenza all’Unione Europea. Ogni volta che si è affrontato in Italia a livello istituzionale in nodo della TAV Torino-Lione si è sempre ricordato come rientrasse, fin dalla prima ipotesi, nel Corridoio Mediterraneo Lisbona-Kiev. L’Unione Europea e il Governo del presidente Zelensky all’inizio della guerra hanno rafforzato la rete transeuropea dei trasporti, coinvolgendo in modo più significativo tutta l’Europa centro-orientale, preparando così i successivi passaggi dell’adesione all’UE ed esplicitamente alla Nato. Il piano della Commissione europea e della Banca mondiale prevede di investire due miliardi di euro anche per potenziare la Rete in Azerbaijan, Georgia, Moldavia. In gioco è anche il controllo economico e militare del Mar Nero. Il 19 aprile scorso il parlamento europeo ha deciso l’ulteriore rafforzamento della partnership con l’Ucraina e la Moldavia. Al centro ancora una volta la questione dei corridoi TEN-T.

L’Italia è uno dei paesi attraversati dal maggior numero di corridoi, ben quattro, di cui due direttamente rivolti ad Est con un altro, quello SCANDINAVO-MEDITERRANEO, comunque decisivo pet tale proiezione. Quest’ultimo è anche il più lungo della rete TEN-T. Il suo tratto portante è il Tunnel del Brennero rivolto a Nord ma anello decisivo, oltre che degli scambi economici con la Germania, partner economico privilegiato da cui dipende l’economia del Nord-Est, anche della proiezione militare delle basi Nato presenti in gran numero in Italia verso EST, come tra il resto già ben sperimentato nella guerra del 1999 contro la ex-Jugoslavia. Questo con la differenza che la prospettiva di una terza guerra mondiale, giocata in gran parte sul fronte di terra, rende decisiva la mobilizzazione di ingentissime quantità di armamenti e di truppe, rendendo in gran parte insufficiente e addirittura più rischioso l’invio aerotrasportato.

La Circonvallazione ferroviaria di Trento per il trasporto merci è una delle prime opere finanziate (PNRR). L’intervento, è parte del più ampio progetto di quadruplicamento della linea ferroviaria Fortezza-Verona di accesso da sud alla nuova Galleria di Base del Brennero [BBT], finalizzato al potenziamento del Core Corridor europeo TEN-T Scandinavo-Mediterraneo.

La reale finalità della Circonvallazione, a torto presentata in modo superficiale come un semplice spreco, è la sua utilità e funzionalità rispetto al raccordo con il Tunnel del Brennero. Com’è noto si tratta anche di un’opera che sul versante dell’impatto ambientale e di quello della salute dei lavoratori dei cantieri e dei cittadini si presenta potenzialmente devastante. La ferrovia attraverserà in galleria un sottosuolo mai bonificato, a causa degli elevati costi richiesti, dove attualmente sono intombati grandi quantitativi di rifiuti estremamente tossici prevalentemente provenienti dalla Sloi che, con l’incendio e la nube tossica che iniziò a sprigionarsi nella notte del 18 luglio 1978, minacciò di sterminare la popolazione di Trento.

L’effettiva finalità della Circonvallazione ferroviaria, nonostante le prevedibilissime conseguenze sul versante dell’incremento delle patologie e della riduzione dell’aspettativa di vita media dei lavoratori adibiti e dei residenti in zona, evidenzia l’impossibilità di contrastare adeguatamente tale opera (così come in generale la TAV/BBT)  senza collegare strettamente la lotta per la difesa dell’ambiente e della salute con la lotta per la difesa degli interessi e dei diritti dei lavoratori e con quella contro la guerra interimperialista e la fascistizzazione montante dello Stato e della società.

Occorre costruire un vasto sistema di alleanze popolari fondato sui settori più avanzati del proletariato, per rovesciare con la mobilitazione e la lotta il governo fascista e guerrafondaio in carica e per aprire la strada ad un radicale rinnovamento democratico ed antifascista del paese, imponendo l’uscita immediata dalla guerra in corso, lo scioglimento di ogni vincolo politico-militare dell’Italia con la Nato e l’indipendenza nazionale.

A tale scopo occorre lavorare per l’unità dei comunisti e dei sinceri democratici ed antifascisti nella prospettiva di una Nuova Resistenza e di un nuovo Stato di Democrazia Popolare.

PER LA DEMOCRAZIA POPOLARE