Pubblichiamo una traduzione non ufficiale della Editoriale Settimanale dell’8 luglio del giornale A Nova Democracia[1]

Nel Bolletino [del giugno del 2023] il DIEESE [2] rileva che ci sono stati più di 68 scioperi di servizi pubblici statali nel primo semestre del 2023. Di questi scioperi, il 79,4 % esigevano aggiustamenti salariali, e questo indica che l’ascesa dell’inflazione degli ultimi anni è stata il motore delle mobilitazione  di questi settori. Più del 76,5 % degli scioperi sono stati condotti dai lavoratori dei settori dell’Educazione (57,4 %) e della Sanità (19,1 %). Questi dati sono parziali, ma è da notare che stiamo davanti a nuovi scioperi, sempre più combattivi, da parte delle masse operaie e del proletariato.

La realtà conferma quanto annunciato da questa rivista, anche durante le elezioni del 2022: il ritorno dell’opportunismo alla direzione centrale del vecchio Stato, che si attua tramite la demagogia e di una miriade di vuote promesse di miglioramento delle condizioni di vita,  è messo a nudo dalla pratica di un’ondata di scioperi che mirano a recuperare le perdite del periodo anteriore.

Questa situazione erode i margine di tenuta dell’ opportunismo: governando per le classi dominanti, con le quali ha firmato accordi e ha ceduto posizioni importanti del governo e delle istituzioni, Luiz Inácio può fare una politica demagogica, andando ad interloquire   parzialmente con una o con l’altra  rivendicazione sindacale per assicurarsi una certa popolarità. Il tutto senza minimamente intaccare la sostanza dei sui accordi con  l’establishment del sistema semicoloniale e semifeudale di sfruttamento e oppressione; il pelegão [nota del traduttore: riferito a Lula. Sindacalista al servizio degli imprenditori e dello Stato] non potrebbe mantenere il suo gioco se tali colpi raggiungessero un certo grado di ampiezza e profondità. Quindi la prospettiva è che Lula vada o a scontrarsi frontalmente con il establishment per mantenere la sua maschera di “socialdemocratica” (ma in effetti non è questo che si sta verificando) o  tenda a smascherarsi del tutto di fronte alle masse in movimento.

Luiz Inácio gioca quindi con il fuoco e cerca di non bruciarsi, barcamenandosi tra le due alternative. Ma di fatto può rimanere intrappolato. Per questo, durante l’apertura del 26° Foro di São Paulo, Luiz Inácio, l’imbroglione, ha sollecitato un atteggiamento di comprensione e sostegno alla falsa sinistra opportunista li presente, sostenendo: “Le persone che ci applaudono durante la candidatura sono spesso le stesse persone che fischiano, perché non facciamo quello che abbiamo promesso durante la candidatura. (…) Evitiamo le aspre critiche pubbliche perché favoriscono l’estrema destra. (…) È meglio avere un nostro amico che fa errori e che possiamo criticare che qualcuno di destra che non ci permette delle critiche”, ha affermato. Insomma è lo stesso ben noto ricatto che serve a far sottoscrivere “gli assegni in bianco” all’opportunismo e che sempre – e la storia lo conferma – rafforza la reazione”.

In questo senso oggi si delineano due vie –  due tattiche – totalmente diverse e opposte. La prima è la tattica opportunista, quella volta a fermare le lotte delle masse con appelli a d operare in conformità con quello che è possibile raggiungere nel quadro dell’attuale patto di governo con le classi dominanti, ad esigere di meno e ad avere fiducia nei decreti e nelle decisioni del governo e delle istituzioni reazionarie; la tattica che chiama alle masse a non fare nulla, e che gli trasmette loro il proprio opportunismo, che mira ad impaurirle affermando che la reazione risponderà con ferocia. Insomma la tattica che propugna il servilismo e la moderazione. La tattica di quelli che temono che le masse, se si mobilitassero, manderebbe in pezzi le limitazioni poste dall’opportunismo, dai suoi patti con il vecchio ordine; la tattica di chi vuole impedire che le masse intraprendano il cammino rivoluzionario.

Lenin, alla soglia dei grandi eventi del 1917, aveva avvertito della tendenza degli opportunisti alla conciliazione: “Se neanche l’esperienza della ‘korniloviada’ [facendo riferimento all’offensiva controrivoluzionaria guidata dal generale zarista Kornilov] ha insegnato alla “democrazia” e questa continua la funesta politica di esitazioni e conciliazione, allora dobbiamo dire che non c’è niente che distrugga più la rivoluzione proletaria come quelle esitazioni”.

La seconda via, o la tattica opposta alla prima, è quella rivoluzionaria: appellarsi decisamente alla mobilitazione delle masse che cercano l’esplosione delle rivolte, unirle, applicare le tattiche e le forme di lotta del proletariato rivoluzionario in modo che tali mobilitazioni partano sin dall’inizio con la massima pressione e radicalità e che permettano alle masse di vedere in modo chiaro il ruolo nefasto di ogni istituzione reazionaria del vecchio Stato nel corso della lotta, così come quello dell’opportunismo dentro e fuori del governo aumentando la loro politicizzazione e organizzazione, facendo più forti le forze rivoluzionarie.

La situazione esige applicazione dell’unica tattica rivoluzionaria giusta. In questo senso l’ineleggibilità di Bolsonaro porta cambiamenti favorevoli: se prima i veri rappresentanti del popolo erano accusati dall’opportunismo di fare gioco alla estrema destra con il fantasma del “ritorno di Bolsonaro”, di che cosa possono accusarli ora i miserabili capi opportunisti? Luiz Inácio e i suoi segugi opportunisti hanno deciso unirsi alla reazione per governare e perfezionare il sistema schiavista che opprime il nostro popolo; dunque meritano di venire sommersi dagli scioperi e dalle lotte delle masse. Quelli che scelgano il cammino della conciliazione saranno  suoi complici.

[1] https://anovademocracia.com.br/editorial-semanal-as-duas-taticas-do-movimento-popular-na-atual-situacao/

[2] DIEESE: Inter-Union Department of Statistics and Socio-Economic Studies (https://www.dieese.org.br/materialinstitucional/aboutUs.html)