Due distinti raggruppamenti sindacali e politici, che fanno riferimento al sindacalismo alternativo e ai movimenti di opposizione al governo Meloni, hanno indetto, per la seconda metà di questo mese, due “scioperi generali” a distanza di alcune settimane l’uno dall’altro.  

Nel primo risulta egemone USB e quindi, data la linea e le posizioni di questo sindacato di base, lo sciopero del 18 maggio sta trovando consensi ed appoggi tra tutte le forze politiche che fanno riferimento alla sinistra radicale. In particolare lo sciopero del 18 maggio è sostenuto da PAP e dalla Rete dei Comunisti, comprese le organizzazioni giovanili OSA e Cambiare Rotta.

Nel secondo raggruppamento troviamo il SI Cobas insieme alla CUB, ADL Varese, SGB, USI-CIT, Slai Cobas e settori di movimento.

In entrambi i casi l’impostazione, pur richiamandosi alla difesa degli interessi economici del proletariato e delle masse popolari, al sostegno del popolo palestinese, all’opposizione alle politiche di riarmo e alle imprese guerrafondaie, non pongono al centro né la contraddizione fondamentale della nostra epoca, quella tra paesi imperialisti e popoli oppressi, né la necessità del collegamento delle lotte economico-sindacali con la lotta contro l’imperialismo ed il fascismo. La questione del fascismo ormai in ascesa in tutti i paesi imperialisti, a partire dagli USA di Trump, dalla Russia dello zar Putin e dalla Cina del nuovo imperatore Xi Jinping, non è nemmeno citata e questo nonostante la natura palesemente fascista del governo in carica.

Nello stesso tempo si lanciano indicazioni roboanti sulla necessità di “cambiare tutto”, di “conquistare forti aumenti salariali e pensioni dignitose”, di “rovesciare il governo Meloni”, senza dire nulla su come tutto questo si potrebbe realizzare con gli attuali rapporti di forza. Senza quindi considerare una realtà sociale fortemente condizionata e irregimentata dal fascismo padronale e sindacale di CGIL-CISL-UIL vigente nelle fabbriche e sui posti di lavoro, e dall’operato di un governo che, con il sostanziale appoggio dei socialfascisti del PD e del M5S, che si guardano bene dal fare la minima opposizione, sforna ogni giorno decreti legge che spazzano via i residui diritti sindacali, politici e di opposizione dei lavoratori salariati, delle masse popolari e dei giovani ribelli.

Inoltre né il 18, né il 29 maggio saranno qualcosa di minimamente assomigliante a degli “scioperi generali”, dato che le forze che indicono tali scadenze non sono in grado di promuovere scioperi tra i diversi settori e le diverse categorie di lavoratori, con la conseguenza che tali “scioperi generali” si risolvono mediamente in semplici iniziative di propaganda a sostegno delle loro rispettive progettualità politiche e sindacali. Un ulteriore aspetto fortemente problematico di questi due scioperi è l’ennesima riproposizione di logiche corporative, che vedono le forze del sindacalismo di base ed alternativo promuovere ed alimentare divisioni tra i lavoratori salariati, i giovani, i disoccupati ed i precari, proprio nel momento in cui, sul terreno della lotta per la difesa degli interessi materiali e dei diritti democratici e sindacali, dell’antimperialismo e dell’opposizione al governo fascista, sarebbe necessario promuovere il massimo di unità tra i diversi settori del proletariato e delle masse popolari.

Nonostante tutto non c’è dubbio che, pur in ordine sparso e senza una precisa identità sindacale e politica collettiva, a questi due scioperi parteciperanno settori di lavoratori e di studenti combattivi che, nelle forme in cui potranno farlo, si getteranno nella lotta andando al di là delle logiche corporative e dei limiti delle forze sindacali e politiche che li promuovono.

I due scioperi di maggio testimoniano l’urgenza della ricostruzione del partito comunista, senza il quale non si potrà costruire nessun sindacato di classe. Sono dunque un’occasione per cercare di lavorare al fine di raggruppare i lavoratori ed i giovani più coscienti e combattivi presenti nei due schieramenti, su contenuti programmatici e su una linea effettivamente di classe, antimperialista ed antifascista.  

Oggi è indispensabile che questo lavoro di unificazione di classe venga portato avanti, oltre che rispetto a questi due scioperi, soprattutto nel lavoro sindacale quotidiano. Si tratta di operare a seconda delle condizioni e dei settori nelle diverse organizzazioni sindacali collaborazioniste e reazionarie (CGIL, CSL, UIL) o in quelle riformiste ed opportuniste (USB, SI COBAS, CUB, CONFEDERAZIONE COBAS, SGB, USI-CIT, SLAI COBAS, SLAI PROL COBAS ecc.) già esistenti.

Dove le condizioni lo permettono, in circostanze particolarmente favorevoli probabilmente legate a situazioni e vertenze particolari di carattere locale, si può forse tentare la strada della formazione di comitati ed organismi sindacali classisti indipendenti.  

In ogni caso risulta evidente che i comunisti che sviluppino un lavoro di questo tipo, in particolare nei sindacati reazionari ed in quelli riformisti ed opportunisti, devono farlo organizzandosi e coordinandosi nelle forme organizzative più adatte a salvaguardare i lavoratori da loro organizzati dal controllo, dalle provocazioni e dalle rappresaglie, oltre che padronali, anche di questi stessi apparati sindacali.  

Iniziativa Sindacale, costituitasi all’interno dei Collettivi di Per La Democrazia Popolare come organismo di lotta contro la linea reazionaria ed opportunista degli attuali sindacati collaborazionisti e riformisti, e di sostegno alla formazione della coscienza di classe e dell’orientamento sindacale classista dei lavoratori, dei giovani e degli studenti proletari, invita a partecipare, ovunque ci siano effettive iniziative di massa, sulla base di queste posizioni critiche agli scioperi del 18 e del 29 maggio.

INIZIATIVA SINDACALE-PLDP     

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