Volantino in diffusione sul referendum del 22-23 marzo.
L’approvazione della Legge di revisione costituzionale del 30/10/2025 incentrata sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri mira a destabilizzare la magistratura al fine di subordinarla direttamente ai governi di volta in volta in carica. Quello che formalmente si presenta sulla base del cosiddetto regime costituzionale come un ordinamento fondato sulla differenziazione del potere legislativo, esecutivo e giudicante, come condizione per un loro adeguato equilibrio, diventa quindi, con questa legge, oggetto di una ridefinizione che ne intacca le fondamenta, andando nella direzione della riproposizione di una classica versione di ordinamento di tipo fascista.
Questo tassello risulta pienamente coerente e conseguente con le varie riforme istituzionali susseguitesi da più di trent’anni a questa parte e perseguite indifferentemente, anche se in forme parzialmente diverse, da tutti i principali partiti di potere. Basti ricordare i passaggi relativi 1) all’introduzione del sistema maggioritario del 1993 successivamente variamente accentuato a vantaggio della formazione di governi nazionali, regionali e locali caratterizzati da un esecutivo forte, 2) alla riforma del titolo V della Costituzione del 2001 con la relativa introduzione di una forma di federalismo mirante all’abbattimento dello Stato Sociale ed all’accentuazione dell’oppressione semi-coloniale del Mezzogiorno e delle Isole, 3) all’abbattimento del numero dei parlamentari. Senza considerare i tentativi semi-golpisti di Forza Italia (2006) e del PD (2016) di arrivare alla cristallizzazione del potere dei governi di centro-destra o di centro-sinistra.
In tutti questi passaggi le forze che oggi si dividono tra il Sĺ, come quelle fasciste di governo, ed il NO, rappresentato dai partiti di opposizione, al referendum di marzo, sono state attivamente protagoniste e sostenitrici di proposte di modifica caratterizzate dalla ristrutturazione in senso fascista del vecchio e decrepito sistema dei partiti parlamentari fondato sulla Costituzione del 48. Un sistema che, lo ricordiamo, già intaccato e disarticolato dai movimenti e dalle lotte degli anni Sessanta e Settanta, che ne avevano profondamente eroso la legittimazione popolare, ha ricevuto il colpo di grazia dalla devastante stagione incentrata sulle inchieste della magistratura note come “mani pulite”. In quest’ultimo caso, a differenza dell’attuale situazione legata alla legge sulla “separazione delle carriere”, il cosiddetto “equilibrio dei poteri” era stato largamente squilibrato da un’operazione oggettivamente, se non anche soggettivamente, guidata dall’alto dal grande capitale finanziario nazionale ed internazionale (USA), che aveva spazzato via i principali partiti storici del paese (DC e PSI). A distanza di anni risulta del tutto evidente come l’operazione “mani pulite” non abbia affatto colpito la corruzione che, anzi, continua a dilagare indisturbata, ma abbia anzi proprio spianato la strada alla crescista delle formazioni politiche più apertamente fasciste che oggi, non a caso, sono al potere e che, oltre a questo, abbia anche spianato la strada alle riforme istituzionali e al compromesso storico su scala ridotta tra “sinistra DC” e “PCI”, che si è poi tradotto nella formazione dell’attuale PD.
La magistratura che aveva aperto la strada ad un salto qualitativo nel processo di fascistizzazione dello Stato si ritrova quindi, oggi, ad essere lei stessa oggetto di disarticolazione e disciplinamento.
Non è certo un caso! In primo piano sono balzati temi ed interessi relativi 1) ad un’offensiva dispiegata sul piano economico contro il proletariato e le masse popolari a partire dallo smantellamento deli servizi dello “Stato sociale”, dell’aumento dei prezzi di prima necessità e delle spese militari, 2) a quelli di una repressione sempre più estesa e quindi sfociante in uno Stato di polizia , 3) all’accentuazione dello sfruttamento e dell’oppressione del Mezzogiorno, 4) alla guerra contro i popoli oppressi a partire dal sostegno al genocidio del popolo palestinese, 5) alla partecipazione alla guerra inter-imperialista, con la relativa politica di intensificazione del riarmo.
Come ben insegna la Storia della trasformazione del capitalismo in imperialismo, ogni volta che si accentuano irreversibilmente le contraddizioni si affaccia in un modo o nell’altro l’esigenza di rendere gli esecutivi efficienti strumenti della guerra reazionaria e dell’imperialismo.
Se è doveroso opporsi alla legge Nordio del 30/10/2025, che porta avanti conseguentemente la fascistizzazione dello Stato, non si può non denunciare e smascherare lo schieramento social-fascista incentrato sul M5S e sul PD che, oggi all’opposizione, gioca con la democrazia per confondere le masse e porsi come punto di riferimento per imbrigliarne e passivizzarne l’opposizione al fascismo in corso di affermazione nel nostro paese. Quello che è necessario oggi è arrivare alla costruzione di un fronte democratico popolare contro il fascismo ed il socialfascismo per una Nuova Resistenza ed una necessaria rivoluzione democratica popolare sulla via del socialismo.
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