PER IL FRONTE ANTIMPERIALISTA CONTRO LA GUERRA DI AGGRESSIONE ALL’IRAN E CONTRO TUTTE LE POTENZE IMPERIALISTE

Importante presa di posizione dei Collettivi di Per La Democrazia Popolare sulla situazione in Iran.

Gli eventi dell’ultimo periodo in Iran hanno suscitato un aspro confronto  all’interno del campo democratico rivoluzionario. Abbiamo nello stesso tempo assistito a una campagna mediatica portata avanti dai monopoli borghesi per criminalizzare il governo iraniano e giustificare un intervento diretto da parte dell’imperialismo yankee. In quest’ultimo caso, la narrativa non è diversa da quella utilizzata all’epoca dell’intervento della NATO in Libia per rovesciare Gheddafi.

È importante per tutti i sinceri democratici e rivoluzionari che hanno a cuore gli interessi del proletariato e delle masse popolari del nostro paese, oltre che quelli del proletariato internazionale e dei popoli oppressi dall’imperialismo, identificare i diversi fattori della crisi che sta attraversando l’Iran e gli aspetti principali da considerare nell’attuale situazione.

Questo comporta anche la necessità di inquadrare la natura di classe dell’attuale governo iraniano e il carattere delle sue contraddizioni con l’imperialismo occidentale e con vari regimi comprador arabi, in particolare quelli del Golfo. Su tale base si può quindi lavorare per individuare, da un lato, quale dovrebbe essere il ruolo del proletariato e delle classi popolari iraniane nella crisi attuale e, dall’altro, la linea politica che deve guidare l’iniziativa dei sinceri democratici e dei rivoluzionari su scala internazionale.

Questo articola mira appena ad abbozzare un’analisi di questo genere, poiché una valutazione approfondita dei fatti richiederebbe un’indagine che, al momento, è al di fuori delle nostre forze. Ci limiteremo quindi ad indicare quelle che, a nostro parere, devono essere le linee guida da seguire rispetto alla “questione iraniana”.

Qual è il sistema socioeconomico dell’Iran?

Per cominciare, è necessario chiedersi quale modo di produzione opera in Iran al giorno d’oggi. L’Iran è un paese oppresso che presenta una forma molto particolare di capitalismo burocratico, caratterizzato, in questo quadro, da un limitato livello di industrializzazione e da un più considerevole livello urbanizzazione. È necessario però analizzare il carattere dell’urbanizzazione in corso in Iran. Una delle cause principali del graduale processo di urbanizzazione che, nei decenni successivi, caratterizzò l’Iran furono le cosiddette “riforme agrarie” promosse dallo scià negli anni ‘60. Queste riforme, sostenute dagli imperialisti, di cui lo scià era un lacchè, non spezzarono affatto i rapporti di produzione semifeudali presenti nelle campagne iraniane. Il risultato fu che parte consistente delle famiglie contadine che “beneficiarono” della riforma ottennero terreni molto piccoli e poco produttivi, al punto che, in molti casi, la produzione non era sufficiente a garantirne la sopravvivenza.

Si trattò sostanzialmente di un tentativo di ristrutturazione del capitalismo burocratico, di risolvere le contraddizioni generate dalla dominazione imperialista con una “rivoluzione dall’alto”, ovvero una Rivoluzione passiva che pretendeva di modernizzare il paese senza la necessaria Rivoluzione Agraria, senza l’espropriazione del capitale burocratico al servizio degli imperialisti, senza quindi la costruzione di una Nuova Democrazia. Il semifeudalesimo quindi non va inteso in maniera semplicistica e riduttiva come un sistema socioeconomico in cui la maggior parte della popolazione è contadina e vive nelle campagne. Si tratta di una definizione che include tutti gli stati di sviluppo in cui il sistema feudale scosso alle sue fondamenta  comincia a disgregarsi, senza però che il modo di produzione capitalistico, su base industriale, possa affermarsi come dominante.

Questa situazione è determinata dall’impossibilità per i paesi oppressi di raggiungere uno sviluppo capitalistico in senso moderno finché rimangono sotto il dominio imperialista. La base economica semifeudale determina rapporti di produzione arretrati, mentre i rapporti capitalistici che si sviluppano sulla base dell’oppressione dell’imperialismo e del semifeudalesimo sono estremamente distorti e caratterizzati, appunto, da un capitalismo burocratico incentrato sul ruolo privilegiato dello Stato come leva per la gestione e la ristrutturazione dell’economia. Da cui la specifica natura corporativa e fascista di questo tipo di capitalismo.

Tornando alla farsa della riforma agraria: molti contadini pesantemente colpiti da queste “riforme” volute dall’imperialismo, dal capitalismo burocratico e dai proprietari semifeudali, iniziarono ad abbandonare le campagne, riversandosi nelle città e andando a formare, oltre a un settore di proletariato impiegato nelle industrie del capitalismo burocratico, una grossa componente di sottoproletariato urbano e di piccola borghesia marginale. Una buona parte di questa piccola-borghesia lavora oggi nel settore del terziario arretrato, con una fortissima presenza del lavoro informale. L’industria è invece un settore ancora estremamente debole e legato principalmente ai settori del gas e del petrolio.

La cosiddetta Rivoluzione islamica non ha portato a nessuna modifica sostanziale del modo di produzione in Iran, al contrario, il capitalismo burocratico ha continuato a procedere secondo una serie di cicli di ristrutturazioni  e di crisi, che si sono succeduti con intensità diverse negli ultimi decenni. A ciò si sono aggiunte le sanzioni imposte dai vari governi imperialisti, che hanno svolto un ruolo rilevante nel peggioramento delle condizioni di vita delle masse popolari.

Il capitalismo burocratico dell’Iran dipende pesantemente dall’esportazione di petrolio e idrocarburi, e quindi da un mercato mondiale governato dai monopoli imperialisti, privati e statali, e soggetto alle influenze, alle pressioni e alle politiche di spartizione delle principali potenze imperialiste.

Il paese è a tutti gli effetti una semicolonia, con una rilevante influenza dell’imperialismo russo e del socialimperialismo cinese, governato da una borghesia clericale burocratica-compradora che include sia i monopoli statali che quelli “privati” (un caso particolare è rappresentato dalle gigantesche fondazioni religiose, in persiano dette “bonyad”).

L’origine delle proteste e il ruolo dell’imperialismo

L’acuirsi della contraddizione tra imperialismo e popoli oppressi, che costituisce la contraddizione principale dell’epoca attuale, oltre che delle contraddizioni inter-imperialiste e lo sviluppo della Terza guerra mondiale (allo stato attuale ancora in una fase di guerra di posizione) ha portato l’Iran, che negli ultimi decenni si è contraddistinto per la retorica antimperialista e per un parziale sostegno ad alcune organizzazioni della Resistenza Nazionale Palestinese, a venire individuato come un’area di rilevante interesse strategico  ed economico  dagli avvoltoi imperialisti americani e dei loro cani da guardia nel Vicino Oriente: l’entità sionista e i regimi comprador arabi, in particolare le monarchie reazionarie del Golfo.

Il peggioramento delle condizioni delle masse popolari iraniane a causa dell’embargo economico e della crisi generale del capitalismo burocratico, insieme al peso dell’oppressione del regime fascista-corporativo, costituisce la base materiale delle proteste in atto.

Tuttavia, come spesso accade, l’assenza di una leadership proletaria permette che gli imperialisti approfittino della situazione per cercare di manipolare il movimento spontaneo delle masse in senso reazionario. È importante sottolineare anche il ruolo degli apparati legati al cosiddetto ultra-reazionario “scià” Pahlavi, pronto a instaurare un regime lacchè dell’imperialismo yankee e del suo cane da guardia sionista, regime che avrebbe un carattere fascista al pari di quello attuale.

I settori interni che sostengono questo burattino degli imperialisti non sono altro che elementi messi in secondo piano dalle classi dominanti, ovvero fazioni della borghesia burocratica-compradora che preferirebbero essere sottomessi all’imperialismo yankee piuttosto che a quello russo e cinese. All’embargo imposto alla nazione iraniana si aggiungono quindi una costante manipolazione mediatica e numerose operazioni di destabilizzazione.

In questo contesto, è fondamentale comprendere la dialettica tra guerra psicologica e guerra ibrida. La guerra psicologica costituisce una delle tattiche privilegiate dall’imperialismo per contenere la tendenza alla rivoluzione, ed è stata applicata in maniera particolare contro le Guerre Popolari di Nuova Democrazia in Perù, Turchia, India e Filippine. Nel caso dell’Iran, la guerra psicologica si manifesta nella manipolazione della percezione della situazione sul campo, con l’intenzione di guadagnare gradualmente consenso pubblico per un intervento militare diretto.

L’amplificazione dei fatti, l’utilizzo di etichette come “terrorista”, “dittatura” o “stato autoritario” vanno inquadrati pienamente in questa tattica. La guerra ibrida, invece, è caratterizzata dall’utilizzo di pressioni economiche (sanzioni ecc.) e diplomatiche, a cui si uniscono le numerose operazioni di sabotaggio e le costanti minacce di passare alla “fase successiva” (ovvero l’intervento militare diretto).

Nell’ultimo periodo abbiamo assistito a una sorta di “fusione perfetta” di queste due tattiche, che nel complesso si possono inserire nella strategia imperialista più ampia del “conflitto a bassa intensità” (LIC). Tuttavia, nei momenti in cui la crisi generale dell’imperialismo si accentua in maniera particolare, è possibile un salto qualitativo rapido che conduca alla guerra aperta, come ben evidenziato dalle mosse più recenti dell’ultrareazionario Trump.

 

I compiti dei democratici e dei rivoluzionari

La minaccia di un intervento imperialista USA, affiancato dallo Stato d’Israele e direttamente sostenuto dalle altre potenze imperialiste europee, impone il sostegno del diritto del popolo iraniano all’autodeterminazione nazionale, contro qualsiasi tentativo degli USA e di altri paesi imperialisti di giustificare un’invasione con il pretesto del “rovesciamento del regime liberticida”, oltre che contro le operazioni nefaste del Mossad volte a generare il caos nel paese e a promuovere ad un livello superiore il progetto dell’entità sionista di dominazione totale della regione mediorientale al servizio dell’imperialismo yankee, progetto che ha trovato più di recente una prima realizzazione nell’offensiva contro la Siria in mano ai jihadisti di HTS.

Allo stesso tempo, non bisogna farsi illusioni sull’interesse e sulla capacità della borghesia clericale-fascista e burocratica-compradora di promuovere il fronte unito antimperialista necessario per realizzare una resistenza efficace nella prospettiva di una soluzione dei mali che affliggono l’Iran: l’imperialismo, il semifeudalesimo e il capitalismo burocratico. Ciò può essere fatto solo dal proletariato, che in Iran ha il compito storico di mettersi a capo delle altre classi oppresse dall’imperialismo, in particolare tutti i settori di lavoratori non proletari, i contadini, la piccola borghesia e, se le condizioni lo permettono, la borghesia nazionale. Questo può avvenire unicamente con l’inizio di una Rivoluzione di Nuova Democrazia che si sviluppi ininterrottamente verso il socialismo, poiché solo questa rivoluzione può garantire la formazione di un reale fronte di liberazione nazionale nella prospettiva della formazione di un Nuovo Stato in grado di liberare il paese dalle catene imposte dall’imperialismo americano ed europeo, dall’imperialismo russo e dal socialimperialismo cinese.

In Iran è dunque necessario un fronte nazionale democratico antimperialista, basato su un programma ed una strategia indipendente di guerra popolare e di Nuova Democrazia, contro ogni aggressione imperialista e per l’autodeterminazione contro tutte le potenze imperialiste che oggi opprimono l’Iran (comprese la Russia e la Cina)

L’abbandono del supporto alla Siria di Assad da parte dell’imperialismo russo e del socialimperialismo cinese davanti all’assalto delle bande jihadiste supportate da Turchia, Israele e Stati Uniti, oltre che la totale mancanza di sostegno concreto al Venezuela nel periodo immediatamente precedente e successivo all’aggressione imperialista, dimostrano chiaramente la bancarotta politica e morale del “multipolarismo”.

I popoli oppressi del mondo, incluso quello iraniano, non possono appoggiarsi a nessuna forza imperialista o socialimperialista, ma possono contare solo sulle proprie forze e sulla solidarietà e il sostegno del proletariato internazionale nella lotta contro l’imperialismo.

I rivoluzionari dei paesi oppressi, base della Rivoluzione Proletaria Mondiale [RPM], e dei paesi imperialisti devono impugnare la bandiera della lotta rivoluzionaria per la liberazione nazionale nella forma della Rivoluzione di Nuova Democrazia, lottando incessantemente per l’imposizione del maoismo come unico comando e guida della RPM e opponendosi a qualsiasi tentativo degli imperialisti di manipolare le lotte dei popoli oppressi in senso reazionario. Le contraddizioni interne all’Iran vanno risolte dalle masse popolari del paese ed è inaccettabile che vengano usate come scusa per portare avanti il saccheggio e la distruzione di una nazione da parte dell’imperialismo.

I sinceri democratici e i rivoluzionari dei paesi imperialisti devono oggi prima di tutto opporsi alla guerra di aggressione imperialista contro l’Iran e in secondo luogo sostenere con determinazione tutti i tentativi di costruzione di un fronte nazionale democratico antimperialista indipendente dall’attuale regime burocratico-corporativo iraniano.

OPPONIAMOCI ALLA GUERRA DI AGGRESSIONE IMPERIALISTA CONTRO L’IRAN

DIFENDIAMO IL DIRITTO DEL POPOLO IRANIANO ALL’AUTODETERMINAZIONE NAZIONALE CONTRO TUTTE LE POTENZE IMPERIALISTE

VIVA IL FRONTE RIVOLUZIONARIO ANTIMPERIALISTA DEI POPOLI OPPRESSI

Collettivi di Per La Democrazia Popolar