Introduzione
Nel panorama del movimento comunista internazionale, il compagno Charu Majumdar è un rilevante rappresentante della rottura rivoluzionaria con il revisionismo moderno nei paesi oppressi. Uno dei suoi principali contributi consiste nell’applicazione creativa del marxismo-leninismo-pensiero di Mao alla realtà di un paese semifeudale e semicoloniale come l’India. Quest’applicazione creativa si è successivamente sviluppata nella direzione della formazione del Pensiero specifico per la rivoluzione indiana di Nuova Democrazia.
Al giorno d’oggi, la valutazione del Pensiero del Compagno Charu Majumdar deve andare oltre la semplice commemorazione e considerare il fatto che la sua linea ha trovato continuità nella guerra popolare portata avanti dalle masse contadine e dal proletariato indiano sotto la direzione del Partito Comunista dell’India (Maoista) [CPI (Maoist)]. Questo partito rappresenta uno dei distaccamenti avanzati del proletariato a livello mondiale, e la guerra popolare che dirige è oggi un faro luminoso per i rivoluzionari di tutte le nazioni. È quindi di grande importanza ricordare i contributi del Compagno nel quadro del sostegno della Guerra popolare in India e della battaglia per affermare il maoismo come ideologia guida della rivoluzione proletaria mondiale.
La battaglia antirevisionista rivoluzionaria condotta da Majumdar negli anni ’60 si è affiancata, sul piano universale, al grande lavoro di definizione del marxismo-leninismo-maoismo elaborata dal Partito Comunista del Perù (PCP) sotto la direzione del Presidente Gonzalo negli anni ’80.
La Formazione politica di Charu Majumdar
(1918–1972) proveniva da una famiglia di proprietari terrieri. Suo padre era un dirigente nazionalista e membro di spicco del Partito del Congresso. Charu Majumdar inizio la sua attività politica nel campo del nazionalismo indiano. Successivamente, negli anni dell’università, entrò a far parte del Partito Comunista dell’India (CPI) e iniziò una nuova fase della sua formazione partecipando alle lotte contadine del Bengala e confrontandosi direttamente con le condizioni di sfruttamento semifeudale nelle campagne. In questo periodo prese anche la decisione di abbandonare gli studi per dedicarsi alla militanza a tempo pieno, visitando tra l’altro molti villaggi contadini poveri, con l’obbiettivo di comprendere in maniera più profonda i problemi delle masse contadine indiane.
In India l’imperialismo britannico aveva imposto una forma di capitalismo burocratico che in parte si appoggia, ancora oggi, su una base economica semifeudale. Tutto ciò rende l’India di fatto una semi-colonia. Questa tesi è particolarmente rilevante, perché al giorno d’oggi sono molto diffuse teorie revisioniste di vario genere che parlano di un “imperialismo indiano”, senza tenere conto del capitalismo burocratico e del semi-feudalesimo che precludono uno sviluppo capitalistico “maturo” e che condannano l’India a un perenne stato di arretratezza. Questo ostacolo storico imposto dall’imperialismo può essere superato solo con la vittoria della Rivoluzione di Nuova Democrazia, attualmente in corso nella forma della Guerra popolare diretta dal partito maoista. Oggi, i revisionisti e rinnegati indiani rigettano, non a caso, la bandiera della Rivoluzione di Nuova Democrazia e sostengono che in India la rivoluzione deve essere “direttamente socialista”. Tutto ciò costituisce una conferma dell’esistenza di una grande linea di demarcazione tra maoismo e revisionismo che ha come punto cruciale proprio il riconoscimento o meno della validità della Nuova Democrazia.
È proprio l’esperienza del lavoro politico con le masse contadine a convincere Charu Majumdar che l’impostazione parlamentare e gradualista del CPI era incompatibile con la liberazione rivoluzionaria delle masse. La scissione del 1964 e la nascita del Partito Comunista dell’India (Marxista) [CPI(M)] non superarono questa contraddizione.
Per Majumdar, anche il CPI (M) rimaneva prigioniero della via legale e della concezione elettoralista del potere. Si trattava, insomma, di un ulteriore forma di revisionismo moderno, che di fatto cambiava poco nella sostanza. Questo stesso partito viene oggi presentato da revisionisti ed opportunisti di vario genere come un “modello per i comunisti del XXI secolo” per via della sua gestione socialdemocratica dello Stato indiano del Kerala. A questo proposito, è anche rilevante ricordare che il CPI (M) collabora con il vecchio Stato burocratico-latifondista indiano nella repressione della Guerra popolare. Questo presunto “partito comunista” non è altro che un apparato burocratico socialfascista volto a passivizzare le masse e ad allontanarle dalla lotta rivoluzionaria.
La rottura ideologica e politica con il revisionismo
La rottura del compagno Charu Majumdar con la leadership revisionista del movimento comunista indiano, rappresentata sia CPI che dal CPI (M), non è semplicemente una rottura di carattere organizzativo. Si tratta, in primo luogo, di una rottura ideologica. Si fonda sull’assunzione coerente delle tesi centrali del Presidente Mao sulla guerra popolare e sulla questione del potere. Negli Otto documenti storici (1965–1967), Majumdar afferma senza ambiguità: “Chi parla di rivoluzione senza parlare di lotta armata tradisce la rivoluzione.”[1] Qui emerge il nodo centrale della sua critica al revisionismo: la separazione tra rivoluzione e distruzione violenta dello Stato borghese. Il parlamentarismo non è per Majumdar una “tattica secondaria”, ma una negazione strategica della rivoluzione a favore del mantenimento dell’ordinamento reazionario e, di fatto, dello sfruttamento selvaggio delle masse dei lavoratori e dei contadini da parte di una minoranza di lacchè al servizio dell’imperialismo. Questa posizione sottolinea il ruolo fondamentale della violenza rivoluzionaria, e si colloca pienamente nel solco tracciato dal Presidente Mao, che aveva chiarito che “La questione del potere è la questione fondamentale della rivoluzione.”[2]
L’insurrezione di Naxalbari e la nascita della linea rossa
L’insurrezione contadina di Naxalbari nel 1967 segna il punto di non ritorno. Per la prima volta, in India, la linea rossa si traduce in azione rivoluzionaria diretta delle masse contadine, contro i proprietari terrieri e l’apparato statale burocratico-latifondista. Questo storico evento fu celebrato dal Partito Comunista della Cina come un “tuono di primavera sull’India”, questa definizione colse pienamente l’importanza storica di questo evento.
Majumdar individua correttamente la contraddizione principale dell’India come quella tra feudalesimo-imperialismo e masse popolari, e afferma che solo la guerra popolare prolungata può risolverla. Nel 1969 nasce il Partito Comunista dell’India (Marxista-Leninista) [CPI (M-L)], concepito non come partito elettorale, ma come strumento politico della guerra rivoluzionaria. La repressione del vecchio Stato indiano sarà brutale. Majumdar viene arrestato nel 1972 e muore assassinato dopo giorni di torture. Tuttavia, la linea di Naxalbari non viene sconfitta: essa sopravvive, si riorganizza, attraversa fasi di crisi e ricomposizione, fino alla costituzione dell’attuale PCI (Maoista). Per decenni, i rivoluzionari indiani hanno lottato per la ricostituzione del loro partito, portando avanti la guerra popolare nonostante tutte le difficoltà e gli arretramenti temporanei.
Guerra popolare e trasformazione del Partito
Uno dei contributi centrali di Majumdar è l’idea che il Partito si costruisce nella rivoluzione di Nuova Democrazia. Questa concezione richiama una tesi che il Presidente Gonzalo sistematizzerà decenni dopo, secondo cui la guerra popolare è la forma più elevata della lotta classe.[3] In questo senso, Majumdar è un precursore reale del maoismo come nuova, terza e superiore tappa del marxismo. Si tratta di uno dei grandi dirigenti che, sull’onda della Grande Rivoluzione Culturale Proletaria, furono in grado di innalzare la bandiera della rivoluzione in un periodo in cui i revisionisti cercavano di seppellirla per sempre.
Ricordare i contributi di Charu Majumdar sostenendo la rivoluzione indiana di Nuova Democrazia
Oggi, mentre il vecchio Stato indiano intensifica la repressione contro il PCI (Maoista) attraverso l’operazione Kagaar, la lezione del compagno Charu Majumdar mantiene piena validità. Riprendere la figura del compagno Charu Majumdar significa riaffermare una linea di demarcazione netta tra maoismo e revisionismo, per la difesa della Guerra popolare in India, della Nuova Democrazia e, di conseguenza, della linea rossa del Movimento Comunista Internazionale. A questa linea rossa, che ha come demarcazione il riconoscimento della validità della Nuova Democrazia e della Rivoluzione democratico-popolare, appartengono oggi tutti i partiti che conducono delle guerre popolari: il Partito Comunista del Perù, il Partito Comunista della Turchia/Marxista-Leninista, il Partito Comunista dell’India (Maoista) e il Partito Comunista delle Filippine.
Gloria eterna al compagno Charu Majumdar, dirigente rivoluzionario Maoista!
Sosteniamo la Guerra Popolare in India!
[1] Charu Majumdar, Historic Eight Documents: https://foreignlanguages.press/wp-content/uploads/2025/07/S18-Historic-Eight-Documents-3rd-Printing.pdf
[2] Mao Tse-tung, Problemi della guerra e della strategia.
[3] Intervista al Presidente Gonzalo, 1988: https://banderaroja.org/2025/09/27/entrevista-al-presidente-gonzalo/